mercoledì 21 maggio 2008

Amarcord


Succede tutti gli anni. E anche quest'anno è successo. Il 21 maggio mi sveglio e penso: oggi è il compleanno di qualcuno. Ci penso un po', mi viene in mente una persona e poi penso che mancano ancora due giorni al suo compleanno. Mi viene in mente un muro. Una scritta. Una scritta una volta blù, poi azzura, ora celeste. Quattro righe. 21-5-1989/TUTTI/A/SPEZIA. Eccola la data da festeggiare. E' lì, impressa nella mia mente e in quei giorni di fine anni ottanta anche su tantissimi muri della mia città. Ora ne sono rimaste poche, pochissime, una però, vicino alla sede di radiogas. Sono quelle scritte che il comune non dovrebbe permettere di cancellare. Un po' come la scritta W ALLENDE sul muro di una fabbrica in via pistoiese che c'è da almeno quando io abbia qualche capacità di ricordare (una trentina d'anni circa). Patrimonio storico comunale. Come le ciminiere alte e strette delle fabbriche tessili.
Fra Prato e Spezia non è mai corso buon sangue. E quell'anno le squadre stavano entrambe lottando per la promozione in serie B. Purtroppo in quegli anni in serie C va di moda il biancorosso e, all'accoppiata Monza-Ancona dell'anno prima si aggiungerà quest'anno quella Triestina-Reggiana anche se quest'ultima con una tonalità più virata verso il granata. Ora vado a memoria e logica: il calcio era ancora in fase di pre-modernizzazione e quindi niente playoff o out, il campionato iniziava a metà settembre e finiva a metà giugno. Le giornate erano 34, le due squadre che avevano fatto più punti salivano in b e le tre che ne avevano fatti meno retrocedevano. Diciamo che era un criterio logico. Una volta in possesso di questi dati si può dedurre che mancassero 3 giornate alla fine del campionato. All'andata era finita uno a zero per il Prato con gol, manco a dirlo, di Marco Rossi. Se qualcuno ha ancora una copia del Guerin Sportivo di quella settimana può guardare la foto e far caso che nello sfondo le tribune sono piene e se sapete che maglia indossavo quel giorno potrete anche riconoscermi. E queste, a 15 anni, son soddisfazioni. Ritorniamo al ventun maggio. Trasferta sold-out. Si parte solo con biglietto alla mano. 1500 a disposizione e 1500 venduti. A quei tempi c'erano ancora i treni speciali. E se non siete mai montati su un treno speciale non sapete cosa vi siete persi. E non aspettatevi che ve la spieghi io ora in queste righe l'atmosfera perchè proprio non è possibile. Potete provare a immaginarvi una curva che canta ininterrottamente, che si muove, che ha forza di un locomotore in più e cose varie ma non riuscirete ad arrivarci comunque. Scendi dal treno ti metti in marcia in città nemica. Canti più forte. Respiri forte. Ti emozioni. Vivi. Il “Picco” è una bolgia. Diecimila persone, tutte con la maglietta bianca e il fischio in bocca. Se qualcuno soffre di emicranie, prego si accomodi lontano da qui. Il Prato che si scalda sotto i suoi tifosi, il Cecca che viene a caricare la curva, sono scene che, Paolo Bartolini, la spalla tecnica di Mauro Presenti, voci storiche delle radiocronache pratesi, definirà “da libro cuore”(Si sappia anche che io di quella partita ho la registrazione della radiocronaca). La partita è tesa il Prato sfiora il gol, lo Spezia a un certo punto lo fa. E' Oscar Tacchi a segnare. Altra curiosità: Oscar è il primogenito, figlio d'arte (ma anche un po' di troia) di un ex attaccante che quando giocava nel Napoli in serie B, segnò al Prato (Eh sì, a quei tempi, nell'era pre-toccafondiana, i più fortunati hanno visto anche la serie B) e fratello maggiore di uno che quando giocava nel Vicenza in serie C segnò contro il Prato. A tutta la famiglia Tacchi, convinto che non fossero neanche a conoscenza di questo curioso record, il mio cordiale vaffanculo. Sfogo chiuso.
La partita finisce uno a zero per loro. Ma questo non è importante. Anzi, tecnicamente lo sarebbe, ma se siete per il Prato sapete che a queste cose ci siamo abituati e quindi si cerca il bello dove gli altri troverebbero solo disperazione. Si torna a casa sconfitti sul campo ma con l'amore rafforzato dall'aver vissuto una nuova difficoltà. Il rientro in stazione, a forza di cariche della polizia, fa registrare un nuovo record nel tragitto stadio-stazione. Un viaggio in cui io stavo dietro al mio idolo della curva Ferrovia, un ragazzo che, nonostante il caldo, indossava quel giubbotto di pelle che in quei giorni era conosciuto con il nome di “chiodo” con scritto dietro “SPEZIA TI ODIO”. Tre righe bianche su sfondo nero pelle sbiadita.
Una data rimassa impresse nella mia mente, nel mio cuore e nei brividi sottopelle che sento tutte le volte che vedo quella scritta.
E per favore, non ditemi che è solo una partita di pallone.

1 commento:

il testa ha detto...

che spettacolo!!!!

il mi babbo non mi ci portò perchè aveva paura (o perchè voleva mettersi a tirare anche lui, chi lo saprà mai...)
e alla radio non si sentiva una sega per colpa di quei cavolo di fischitti spezzini!!!

TOCCAFONDI VATTENE!!!!